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Re Artù
Re Artù (o Arthur Pendragon), leggendario re britannico, appare in un ciclo di romanzi medievali, conosciuti sotto il nome di “The Matter of Brittain”, nella veste di cavaliere sovrano della Tavola Rotonda.
Non sappiamo come si siano sorte queste leggende, né se la figura di re Artù abbia a che fare con un personaggio storico reale.
La Leggenda di re Artù (The Arthurian Legend), costituisce il testo su cui si basano le storie e i romanzi cavallereschi medievali, la cui trama ruota attorno il personaggio.
Autori medievali, soprattutto francesi, raccontano con differenze la storia della nascita di Artù, le avventure dei cavalieri, e l’adulterino love-story tra uno dei cavalieri di re Artù, Sir Lancelot (Lancillotto) e la regina Guinevere (Ginevra). Alcuni racconti suggeriscono che Guinevere fosse la seconda moglie di re Artù, e nell’antica letteratura di Galles, appare una certa Gwenhwywar prima consorte regina dell’isola.
La situazione determinata da questa storia d’amore e la ricerca del Santo Graal, ossia il leggendario calice del quale bevve Cristo durante l’Ultima cena e che fu successivamente dato a Giuseppe di Arimathea, portò alla dissoluzione dell’amicizia tra i cavalieri, alla morte di re Artù e alla distruzione del suo regno.
Storie su re Artù e la sua corte erano molto popolari in Galles prima del secolo XI. La fama europea arrivò attraverso l’opera di Geoffrey of Monmouth (Goffredo di Monmouth), “Historia Regum Britanniae” (1135-38).
Nell’opera viene celebrato un glorioso e vittorioso re che sconfigge un’armata di romani in Francia orientale, ma che viene ferito a morte in patria durante una lotta di ribellione, fatta scatenare dal nipote Mordred.
Alcune figure delle storie di Geoffrey erano meravigliose invenzioni, e altre nelle storie celtiche erano adattate ai tempi storici del feudalesimo.
La concezione secondo la quale re Artù era un conquistatore del mondo, fu chiaramente ispirata da leggende che si incentravano su grandi leader come Alessandro Magno e Carlo Magno.
Autori un po’ più tardi, come Wace of Jersey (1100-dopo 1174) e Lawamon, completarono dei dettagli, soprattutto quel che riguarda l’associazione dei cavalieri di re Artù (i cavalieri della Tavola Rotonda).
Chrétien de Troyes nel tardo secolo XII, utilizzando delle fonti celtiche, rese re Artù il sovrano di un regno di meraviglie, in cinque romanzi (cavallereschi) di avventure.
L’autore introdusse anche i due temi del Graal e della storia d’amore tra Lancelot e Guinevere, i quali verrano ulteriormente sviluppati nei romanzi in prosa del secolo XIII.
Un antico romanzo in prosa, la cui trama mette al centro la figura di Lancelot, sembra essersi diventato il nucleo di un opera ciclica conosciuta con il titolo “Prose Lancelot” o Ciclo della Vulgata (1225 c.a.).
Il tema su Lancelot era collegato con la storia del Graal attraverso il figlio di Lancillotto, il cavaliere puro Sir Galahad che riesce ad ottenere la visione di Dio nel modo più pieno possibile in questa vita, grazie al Graal. Contrariamente a Lancillotto che era impedito nel suo progresso sulla via della mistica a causa dell’adulterio con Ginevra.
Un altro ramo del Ciclo della Vulgata era basato su un romanzo in versi, uno dei più antichi del secolo XIII, il Merlino di Robert de Boron, che racconta la nascita e l’infanzia di Artù e come vinse la corona, estraendo una spada magica (Excalibur) dalla roccia.
L’autore del Ciclo della Vulgata ha interpretato questa storia in prosa, aggiungendo una narrazione pseudo-storica che trattava le imprese militari di Artù.
Un ramo finale del Ciclo della Vulgata conteneva la campagna militare di Artù con i romani e la guerra con Mordred, al quale fu aggiunto una storia su Lancelot di un adulterio rinnovato, con Guinevered, nonché la disastrosa guerra che ne derivò tra Lancelot e Sir Gawain.
Un romanzo posteriore, conosciuto con il titolo Romanzo del Graal Vulgata (1240 c.a.), combinò la Legenda di re Artù con del materiale proveniente dal Romanzo di Tristano.
La leggenda raccontata nel Ciclo della Vulgata e nel Romanzo post-Vulgata, fu trasmessa ai lettori di lingua inglese dalla prosa tardo Cinquecentesca de “Le Morte Darthur” scritta da Thomas Malory (1409?-1471).
Nello stesso tempo esisteva un rinnovato interesse verso la storia scritta da Geoffrey of Monmouth, così successe che i re immaginari britannici vennero più o meno ufficialmente incorporati nella mitologia nazionale.
La leggenda rimase viva durante il secolo XVII, anche se l’interesse si limitava entro i confini dell’Inghilterra.
Durante il secolo XVIII, per pura interesse di natura antiquaria, la leggenda riapparve nella letteratura di età Vittoriana, in “Gli idilli del re” scritto da Alfred Tennyson (1809-1892).
Nel secolo XX un poeta americano Edwin Arlington Robinson (1869-1935) scrisse una trilogia Arturiana, e il novellista americano Thomas Berger realizzò “Arthur Rex” (1978).
In Inghilterra T. H. White ha raccontato di nuovo le storie in una serie di novelle nella raccolta “L’unico e futuro re” (1958). Le sue novelle costituivano le basi per “Camelot” (1960) un musical di Alan Lerner e Frederick Loewe. Un film sempre con lo stesso titolo è stato tratto dal musical.
La leggenda Arturiana ispirò anche per numerosi altri film, come L’Excalibur di John Boorman (1981) e anche la satira “Monty Pithon e il Santo Graal” (1975).
Bibliografia: The Arthurian Legend, Encyclopedia Britannica.