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Andersen, Hans Christian.
Andersen, Hans Christian (1805-1875), danese, era un vero maestro delle fiabe letterarie, le sue storie hanno raggiunto una grande fama. Fu autore anche di brani teatrali, novelle, poesie, libri di viaggio, e numerose autobiografie. Mentre la maggior parte di queste opere risulta pressoché sconosciuta fuori la Danimarca, le sue fiabe sono tra le più tradotte nella storia dell’intera letteratura.
Andersen nacque da genitori poveri, lottava contro la rigida struttura delle classi del suo tempo, durante tutta la sua vita. Il primo importante aiuto gli venne da Jonas Collin, uno dei direttori del Royal Theatre a Copenhagen, e dal quale Andersen era andato da giovane nella vana speranza di raggiungere la fama di attore.
Collin raccolse dei fondi per iscrivere Andersen a scuola. Nonostante la scuola fosse un’esperienza infelice a causa di uno sgradevole preside per Andersen, gli permise di essere ammesso all’Università di Copenhagen nel 1828.
L’anno dopo produsse quel che viene considerato il suo primo importante lavoro letterario “A spasso dal Canale di Holmen al Punto Est dell’Isola Amager, negli anni 1828-29”. Un racconto fantastico e romantico nello stile dello scrittore tedesco A. T. Hoffmann. Quest’opera autofinanziata per la pubblicazione ottenne un immediato successo.
A quel punto Andersen tornò a scrivere brani teatrali. Dopo qualche tentativo rimasto senza successo, ottenne un riconoscimento per “Il Mulatto” (1840), un opera teatrale che ritraeva i mali della schiavitù.
Il teatro però non era destinato essere un suo campo e per molto tempo Andersen era stimato soprattutto nella sua veste di novellista. La maggior parte delle sue novelle è autobiografica. Tra le più conosciute: “L’Improvvisatore” (1835), “O. T. Un romanzo danese” (1836), “Solo un Violinista” (1837).
Il primo libro di fiabe di Andersen “Fiabe da raccontare ai bambini” (1835) comprendeva storie come “L’acciarino”, “Il piccolo Claus e il grande Claus”, “La principessa sul pisello”, “I fiori della piccola Ida”.
Altri due episodi di storie posteriori costituiscono il volume “Eventyr (1837). Un secondo fu completato nel 1842 al quale fu poi aggiunto “Un libro di foto senza fotografie” (1840). Nuove collezioni furono pubblicate nel 1843, 1847, e 1852. Il genere letterario fu ampliato in “Nuove fiabe e storie” (1858-72).
Queste nuove collezioni apportarono qualcosa di completamente nuovo sia nello stile, sia nel contenuto. Un vero innovatore nel metodo del raccontare fiabe, Andersen utilizzò il linguaggio e la struttura della lingua parlata, rompendo così con la tradizione letteraria.
Mentre alcune delle sue fiabe mostrano un credo ottimistico nel trionfo della bontà e della bellezza (per es. in “Biancaneve”), altre sono profondamente pessimistiche e con un ending triste.
Difatti, il grande richiamo di Andersen da parte sia dei bambini che degli adulti è che l’autore non aveva paura di introdurre delle sensazioni e delle idee, le quali superavano la immediata comprensione dei bambini, rimanendo nel frattempo agganciato al loro modo di vedere.
Andersen mise insieme le sue grandi abilità di raccontastorie e il suo straordinario potere di immaginazione con gli elementi universali della leggenda popolare, producendo un corpo di fiabe che si ricollegano a moltissime culture.
Un altro punto che rende alcune delle fiabe così avvincenti, è che Andersen si identifica con gli sfortunati e gli emarginati.
I suoi racconti più tristi sono intrisi da un elemento fortemente autobiografico. Durante la sua vita guardava a se stesso con lo sguardo di un osservatore esterno, e nonostante il riconoscimento internazionale che ha ricevuto, non si è mai sentito completamente accettato. Ne ha profondamente sofferto in alcune delle sue relazioni di amicizia.
Andersen cominciò a ricevere uno stipendio statale verso la fine del 1830, che gli diede una certa stabilità finanziaria, e più o meno nello stesso periodo le sue fiabe iniziarono a raggiungere una diffusa popolarità in Europa, soprattutto in Germania.
Dal 1831 al 1873 Andersen ha passato un molto tempo viaggiando attraverso l’Europa, l’Asia Minore e l’Africa, e raccontò le sue impressioni in numerosi libri di viaggio, come in “Il bazar di un poeta (1842), “Immagini della Svezia” (1851), “In Spagna” (1863).
Grazie al fatto che Andersen ha raramente distrutto i propri scritti, diari e centinaia di lettere, non sono andati persi.
Bibliografia: Encyclopedia Britannica online.