L’abbazia di San Martino al Cimino. Il piccolo borgo medioevale era il primo insediamento di San Martino, sviluppatasi attorno ad un cenobio benedettino certamente esistente nel 1045 perché menzionato in un documento.
Si trattava di un cenobio esistente nel 838 in località casa putida spostata nel luogo dove oggi sorge il borgo.
Papa Eugenio III, cistercense, nel 1145 affida a monaci del suo ordine provenienti da San Sulpice in Savoia, fondazione della casa madre di Pontigny, un’abbazia oberata da debiti.
L’abbazia avrà un notevole sviluppo dal 1207, quando papa Innocenzo III affida l’abbazia direttamente alla casa madre di Pontigny. E’ il periodo più fiorente, si riprendono i lavori e le opere di ampliamento nell’espressione più alta dell’architettura cistercense, che in parte possiamo ammirare ancora oggi.
L’anno della consacrazione della Chiesa di San Martino e parte del complesso con i servizi essenziali è il 1225. Il completamento di tutto il complesso abbaziale avviene durante gli ultimi decenni del secolo.
Purtroppo l’abbazia non ebbe molta fortuna, perché già nel 1379 era in abbandono e nel 1426 ospitava l’abate e un solo monaco. Come scrisse Pio II nei suoi Commentari, “ … i gufi sostituiscono il canto degli antichi monaci”.
Francesco Todeschini Piccolomini, nipote di papa Pio II, promosse dei restauri in alcuni locali andati in rovina dell’abbazia, alla fine del Quattrocento, senza poter risollevare le sorti del complesso.
Nel 1564 si arriva al punto più critico nella storia dell’abbazia che viene definitivamente abbandonata dai monaci cistercensi e papa Pio IV destina la proprietà al Capitolo Vaticano.
Dopo circa un secolo, nel 1645 il borgo comincia la sua rinascita con i Pamphili, quando papa Innocenzo X restituisce il titolo abbaziale, rendendolo indipendente dall’autorità episcopale.
Il papa dona le terre di San Martino alla cognata, Donna Olimpia Maidalchini che, come sappiamo fa radicalmente ristrutturare il borgo medioevale.
Fu intervento urbanistico lungimirante, programmato, che forniva al piccolo borgo rappresentativo, tutto quanto necessitasse per la vita quotidiana. Compresa un’area all’aperto per gli intrattenimenti.






