E’ facile riconoscere la forma di un trittico gotico, nella facciata del Duomo. Questo trittico si appoggia sul corpo robusto dell’edificio dalla forma a croce molto pronunciata.
I lavori della facciata iniziarono nel 1310 e furono conclusi (considerando anche le sculture sulle guglie), nel corso della seconda metà del XVI secolo.
I marmi utilizzati, come di consuetudine, sono stati trattati e sono coperti da una patina di colore fatta di olii, di terre e di calce per conferire una tonalità calda e dorata alla facciata.
Al livello inferiore si trovano i quattro pilastri scolpiti a bassorilievo e recano scene prese sia dall’Antico, che dal Nuovo testamento.
Questa scelta, di raffigurare gli episodi più rilevanti di tutte e due i testamenti, era fondamentale perché recava il messaggio importante della Chiesa Cattolica, nella sua posizione contro l’eresia catara.
Una delle correnti eretiche radicate in Orvieto caratterizzate dal ritenere l’Antico Testamento come opera del male.
Le scene prese dalla Bibbia sono raffigurate entro tralci di vite, che su due pilastri richiamano il raffinato stile dei miniatori di codici. Tra loro un maestro il cui nome è sconosciuto, ma viene chiamato dagli storici dell’arte, non a caso, “il Maestro Sottile”.
Si tratta comunque di opere compiute da due gruppi diversi di artisti. Un gruppo legato a Lorenzo Maitani, (che era anche il progettista del duomo dopo il 1309 ed a chi si deve anche il cambio fondamentale nella progettazione dell’edificio), e a Ramo di Paganello.
Quest’ultimo organizzò una vera e propria scuola attiva tra il 1284 e il 1321 di artisti lombardi, francesi, scozzesi, tedeschi, che svilupparono uno stile che caratterizza questo cantiere.
1° pilastro: storie della Genesi – delizioso la raffigurazione del paradiso con i quattro fiumi e al posto del melo, il fico con Adamo ed Eva.
2° pilastro: l’albero di Jesse, con la genealogia di Cristo.
3° pilastro: la narrazione delle storie del Nuovo Testamento prosegue quanto è stato profetizzato nelle scene del secondo pilastro.
4° pilastro: il Giudizio Universale che tende verso un gusto che sarà più tardi quello del Rinascimento e che verrà elaborato negli affreschi di Luca Signorelli nella Cappella Nuova o di San Brizio.
Tra i pilastri si aprono i tre portali delimitati da colonne salomoniche in allusione al Tempio di Salomone, il Tempio della Città di Dio.
I portali in bronzo sono opera del siciliano Emilio Greco che li realizzò nel 1964.
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