L’ISOLA BISENTINA è, quanto resta del cono di un vulcano che dava luogo ad eruzioni subacquee, similmente alla consorella l’Isola di Marta, tra 127.000 e 100.000 anni fa. Quando il Lago di Bolsena esisteva già.
La Bisentina si trova vicino a Capodimonte, di fronte ad un promontorio chiamato Monte Bisenzio di cui l’isola prende il suo nome.
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E’ vero, che l’isola ha reso testimonianze della frequentazione dell’Uomo già nell’età del Bronzo. Comunque il periodo più fiorente coincide con il dominio dei Farnese, durante i secoli XV-XVI.
Ed è proprio da quel periodo abbiamo ancora i sette oratori (cappelle) che permetteva alle popolazioni residenti intorno al lago di Bolsena, di percorrere la Via Crucis, come lo testimoniano i molti testamenti registrati dai notai della zona in quei secoli.
Non c’era quindi bisogno di allontanarsi a Roma, per fare il Giro delle sette chiese, per ottenere l’indulgenza plenaria.
L’oratorio principale è quello del Calvario o della Crocifissione, dedicato anche ai SS Giacomo e Cristoforo, realizzato su disegno di Antonio da Viggiù. All’interno si trovano ancora degli affreschi ben restaurati del Secondo Cinquecento.
L’edificio fu fatto costruire su commissione del cardinale Alessandro Farnese il giovane nel 1588, l’anno prima di morire, come mausoleo di famiglia.
Sul punto più alto della Bisentina invece si erge il secondo oratorio più importante, del Monte Tabor o della Trasfigurazione voluto da papa Pio II nel 1462.
Su uno sperone di roccia sorge la cappella di S. Caterina, interessante perché è ottagonale all’esterno e circolare all’interno. Viene chiamata la Rocchina, perché richiama la Rocca Farnese della vicina Capodimonte, opera di Antonio da Sangallo.
Sull’isola si trova anche uno strano pozzo scavato nel sottosuolo del Monte Tabor, raggiungibile dall’esterno attraverso un corridoio orizzontale lungo circa 30 metri. Solo da 20 metri di altezza si filtra un po’ di luce.
In questa eterna prigione, chiamata la Malta dei Papi, furono rinchiusi i prelati colpevoli di eresia.






