Ebbene, ci fu un vero e proprio attentato contro, nel 1894, quando, in alcuni punti, la figura del Salvatore e il panneggio della Vergine furono spalmati d’olio.

L’atto, incredibilmente, fu commesso per rendere più visibile la pittura! La pittura di Sebastiano, dalle delicate velature…

Il fatto fu commesso da un pittore, certo Montessius che volle ritrarre la Pietà su tela. Ottenne il permesso dai frati cappuccini del Convento di San Francesco in Viterbo, dove, veniva custodita la Pietà allora.

I danni furono riparati, su commissione del cardinal Giustiniani, camerlengo papale, al barone Vincenzo Camuccini.

La Pietà di Viterbo correva anche i pericoli della Seconda Guerra mondiale.

Il giorno del 7 febbraio del 1944 si dovette mettere a salvo dai bombardamenti e dalle depredazioni tedesche le opere d’arte catalogate di sommo pregio. Il posto sicuro era il Vaticano, perché territorio neutro.

Tra le opere c’erano la stessa Pietà di Viterbo e la Flagellazione conservate al Museo Civico presso la Chiesa della Verità di Viterbo.

Un gruppo di cinque funzionari della Soprintendenza di Roma e loro aiutanti portarono quell’impresa a termine, messi in serio pericolo dai bombardamenti e il possibile mitragliamento di soldati tedeschi.

N.B. LA PIETÀ DI SEBASTIANO DEL PIOMBO-MICHELANGELO POTREBBE ESSERE IN CORSO DI TRASFERIMENTO DAL MUSEO CIVICO DI VITERBO AL PALAZZO DEL COMUNE – notizia novembre 2020. Si attende se realmente avverrà lo spostamento.