Tecnicamente parlando, le magnifiche pitture, manieriste, che ricoprono le pareti e le volte delle 13 sale del Piano Nobile e le altre stanze del Pianterreno ossia dei Prelati, non possono essere definite ad affresco, perché nella tecnica di esecuzione fu introdotto l’uso della colla.

Si tratta di una tecnica alla calce. La colla serviva per bagnare il muro e vederlo al tempo stesso umido ma impermeabile per poi applicarvi la alce per l’arriccio steso su tutta la porzione di muro da dipingere.

L’intonaco da applicare su tale arriccio poteva essere diviso in giornate, ma in genere si trattava di giornate di dimensioni molto estese, per arrivare in fretta a completare il lavoro, sfruttando anche l’umidità sottostante che veniva richiamata in superficie comprimendo l’intonaco. Alla fine si otteneva un affresco o un mezzo fresco.

Perché fu introdotta questa tecnica? Perché permetteva di coprire superfici molto estese in poco tempo. Pensate, che nel caso della tecnica del fresco la giornata di lavoro significa realizzare 1 metro quadrato. Quante giornate di lavoro sarebbero dovuti servire per realizzare i ben 7650 metri quadri di pitture di Palazzo Farnese di Caprarola? Troppi, per poter vederle realizzate dal Gran cardinale!

palaQuesta tecnica a calce o mezzo fresco fu adottata in tutti i cantieri dei palazzi del secondo Cinquecento proprio per accelerare il lavoro.

Ti potrebbe interessare anche: www.civitadibagnoregioguideturistiche.com