Il parco di Villa Lante a Bagnaia è preesistente al Giardino a sorpresa. Il barco, ossia la riserva di caccia, costituiva fin dal secolo XIII assieme al borgo di Bagnaia, la residenza estiva dei vescovi di Viterbo, fino al 1655.

Ancor oggi è possibile addentrarsi nel parco, tra le fontane rustiche, dove gli alberi ed arbusti furono piantati raggruppati, come volevano i trattati degli alboricoltori del ‘400 e del ‘500, secondo la stessa specie.

Ci si trovano gruppi di abeti, querce, lecci, castagni, corbezzoli, allori, viburni.

I viali sono accompagnati soprattutto da lecci e querce vetusti, olmi, aceri, carpini.

IL BARCO DALLA FINE DEL ‘400 VENIVA TRASFORMATO in parco, quindi venne recintato, in gran parte veniva lasciata la vegetazione naturale compresi gli alberi.

Fu percorso da lunghi viali che lo dividevano in vari appezzamenti piantati in alberi silvestri e da frutta. Erano inoltre numerose le costruzioni in legno: le spalliere per le viti, le rose, delle cupole, e delle piramidi. Una parte del parco veniva coltivato a orto.

Fu costruito un acquedotto per portare l’acqua nelle fontane del parco, venne costruito il Casino da caccia (1532) e un pozzo per la neve.

Nella trasformazione del barco in parco in questo modo si mescolavano gli effetti del selvatico con il domestico.

Ma, la vera trasformazione dal barco-parco in villa avviene dopo il 1568. Quando il cardinale Giovanni Francesco Gambara, intenditore d’arte, appassionato di giardini considerato uno dei più ricchi del sacro collegio, fa trasformare parte del parco in un Giardino a sorpresa.  Un giardino, che fonde in sé le caratteristiche dei giardini manieristi, quelle all’italiana, con nuove invenzioni de forme e sorprendenti innovazioni nel disegno.

Conosciamo la grande varietà di vegetali e la condizione del parco dalla descrizione del cronista di papa Gregorio XIII, Fabio Arditio, che visitò i giardini di Villa Lante nel 1578.