Orvieto Underground e il Duomo, Mezza giornata Orvieto sotto sopra.Leggi di più
Le cavità che gli uomini scavarono nella rupe almeno a partire dal secolo IX a.C., ricoprivano tutta una serie di usi: quello funerario, la conservazione dell’acqua e del cibo, ma ci si trovano tanti condotti idrici. Si estraeva la pozzolana, il tufo sotto le case da costruire, i magazzini, i butti, i colombari, le cantine, i laboratori.
La base della friabile roccia si trova ad una profondità che raggiunge decine e decine di metri per poggiarsi su strati di argilla pleistocenica (risalente allo stesso periodo che l’argilla su cui poggia anche la Città che muore, la vicina Civita di Bagnoregio). Sull’argilla impermeabile, l’acqua si ferma.
Quest’acqua ha da sempre servito l’approvvigionamento idrico della rupe, dove mancano totalmente le sorgenti. Per arrivare alla falda acquifera bisogna perforare la rupe verticalmente.
Così è stato fatto nel caso del Pozzo di San Patrizio (quasi 54 metri di profondità), del Pozzo della Cava (profonda 36 metri) e così fecero gli Etruschi che scavarono un’infinità di condotti.
L’approvvigionamento dell’acqua ad Orvieto avvenne per conservazione, tramite cisterne.
Si dovette aspettare gli anni1200 quando il potente Comune di Orvieto finanziò la realizzazione di un acquedotto, nella zona del quartiere medioevale.
Purtroppo la situazione finanziaria del Comune, che andava peggiorandosi attraverso i tempi, non rese possibile di portare avanti lavori così impegnativi.
Si arriva al 1600 quando l’unica fonte utilizzabile sta ad un livello così basso da non permettere l’arrivo nemmeno di una goccia d’acqua nella parte alta della città.
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