Si osserva il passato, il presente, il futuro degli uomini: di tutti gli uomini, di tutte le estrazioni sociali, della storia. Appaiono anche i personaggi più affluenti della storia Orvietana.

E’ la visione di un mondo soprannaturale che permette di vedere la realtà ultima delle cose, come voleva il Signorelli. E come voleva Dante nella sua opera, l’ispiratore più potente del Signorelli, come scrive il professor Davanzo.

Ben reali dovettero apparire le immagini ispirate sulle scene dantesche e sull’Apocalisse di San Giovanni ai committenti della cappella e a chi le contemplava.

Orvieto visse un periodo di grave instabilità politica ed economica, che si acutizzò proprio nel periodo in cui il Signorelli dipinse i suoi affreschi. La città divenne il teatro di battaglie e di passaggio incessante di condottieri.

A questa situazione seguì persino un’epidemia di peste, sembrava per davvero che fosse giunto il momento dell’Apocalisse.

Sotto le lunette si trovano dei paraventi appesi che richiamano le grottesche della Grotta Gialla della Domus Aurea, ma anche queste in edizione rielaborata dal Signorelli, più terrificanti.

Al centro dei paraventi si aprono delle finestre, dove si affacciano degli autori classici, poeti che trattavano il tema dell’inferno nelle loro opere, tra loro anche Dante e Virgilio.

 

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